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Cessione del credito e sconto in fattura, cosa cambia?

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Cessione del credito e sconto in fattura, cosa cambia?

Dal 27 gennaio, con l’entrata in vigore del DL 4/22, si torna a parlare del bonus 110% e di tutti i bonus del mondo all’immobiliare.

Questa volta però dal punto di vista della problematica legata alla cessione del credito e al blocco della possibilità di continuare a trasferirla di operatore in operatore.

Quali saranno le conseguenze di questo stop alla cessione?

Nel decreto “sostegni ter”, così è stato ribattezzato il nuovo DL, viene inserito, tra le altre cose, un provvedimento che prevede il blocco della cessione del credito limitandolo solo al primo cedente.

In poche parole, che quel meccanismo per cui il credito si poteva continuare a cedere di creditore in creditore viene fermato dal governo con questa nuova normativa.

Che cosa rimane quindi possibile fare per cedere il credito?

Perché dovrebbe impattare negativamente sul mondo legato ai bonus della ristrutturazione e del rifacimento, ad esempio, delle facciate piuttosto che dell’intero edificio con 110 per cento?

In questa situazione, il meccanismo che si va a “bloccare” è quello per cui un cliente cedeva tramite il credito di imposta, ma magari anche tramite lo sconto in fattura, ad una impresa edile, la quale poteva a sua volta cedere il credito ottenuto ad un istituto di credito, come le poste o una banca o qualsiasi istituto finanziario, che a sua volta poteva cedere questo credito di nuovo in un ciclo quasi senza fine.

L’obiettivo è bloccare quelle che possono essere le manovre atte a frodare lo stato, introducendo questa novità, che consente quindi di cedere il credito una sola volta.

Ma perché dovrebbe essere quindi una cosa negativa?

Il motivo è che, come effettivamente sembra stia accadendo, tantissimi istituti di credito hanno cominciato a bloccare l’accesso al credito perchè, non avendo più la possibilità di ri-cedere a loro volta il credito, diventerebbero la parte terminale del meccanismo che, dal loro punto di vista, non troverebbe più ragione economica di esistere.

Per evitare questa situazione si sta creando una piccola sommossa da parte delle associazioni di categoria e di tutti coloro che sono interessati alla tematica, perché, se non meglio chiarito, questo decreto potrebbe bloccare un meccanismo che si è creato andando ad influire, pesantemente, nel settore immobiliare.

Questa situazione bloccherebbe, di fatto, una possibilità che è stata molto importante per la ripresa post lockdown dell’intero settore immobiliare, che spesso ha fatto da traino alla nazione, e che ha avuto elementi estremamente positivi dal punto di vista del ritorno economico, grazie a queste possibilità.

C’è il rischio che queste opportunità di cessione possano quindi fermarsi?

In realtà non è così, sembra che si stia ragionando su eventuali altre possibilità, in via di definizione, che consentirebbero comunque di evitare che vengano fatte frodi allo stato, ad esempio chiedendo benefici per lavori non fatti.

Cosa sta succedendo ora?

Ora si sta correndo ai ripari perché è stata fissa la data del 7 febbraio come data ultima in cui si possono continuare a cedere i crediti ottenuti fino a quel punto.

Dal 7 febbraio in poi, se non cambierà qualcosa, e non ci sono i tempi tecnici per andare a modificare il decreto in questo aspetto, la cessione risulterà ferma.

Unica speranza all’orizzonte sembra essere un intervento, tramite il decreto “milleproroghe”, che andrebbe a modificare quanto dichiarato fino ad ora “calmierando” la situazione.

Il problema è che, continuando a navigare “a vista”, modificando la normativa di mese in mese, di settimana in settimana, quasi si rischia di destabilizzare un settore che invece, in questo particolare momento storico creato dalla pandemia, avrebbe bisogno di chiarezza e anche lungimiranza dal punto di vista procedurale.

Cosa dovrebbe fare lo Stato?

Sicuramente progettare il tutto con maggior lungimiranza, anche in vista dei fondi previsti dal PNR, che dovranno essere investiti, e molto, nella riqualificazione energetica.

Sarà quindi importante che intervenga con l’uso degli incentivi, dando trasparenza, chiarezza e semplificando tutti quelli che sono gli aspetti legati agli incentivi che verranno dati, o che sono già stata erogati.

Esistono, ad esempio, alcune problematiche legate al rifacimento delle abitazioni mono-familiari, per le quali è necessario effettuare almeno il 30% dei lavori entro giugno 2022.

Tempistiche già difficilmente realizzabili quando è stato promulgato il decreto, che quindi sono attuabili solamente con lavori cominciati in precedenza.

Bisognerà porre particolare attenzione a far sì che non diventi però qualcosa di monopolizzato da “i soliti noti” che si possono trasformare negli unici accumulatori di crediti, attraverso la cessione del credito e dello sconto in fattura.

Tale situazione andrebbe evitata per non rischiare di far morire tutta quella struttura di medio piccole imprese che è il cuore pulsante dell’Italia.

Quindi cosa fare?

Vedremo come si evolverà la situazione, al momento è ancora possibile accedere a queste agevolazioni.

Ma attenzione, se avete fatto dei preventivi poco tempo fa, andate a consultare le ditte con cui avete parlato, non date nulla per scontato, e valutate se possono ancora applicare lo sconto in fattura, perché magari sono cambiate le condizioni e gli accordi economici che hanno con il proprio istituto di credito.

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Sono Massimiliano Onofri (detto Massimo), e dal 1998 lavoro nell’intermediazione immobiliare, dove ho iniziato con un grande marchio in franchising per poi spostarmi sul modello collaborativo e creare la mia realtà, la Ticambiocasa agenzia immobiliare, dove insieme all’arch. Federica La Marra abbiamo cambiato l’approccio al cliente che si rivolge a noi per comprare e vendere case, che è il vero fulcro del nostro lavoro (l’immobile è un mezzo).

ticambiocasa@gmail.com

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